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L’Associazione

Le  Organizzazioni di Rappresentanza si trovano oggi, nei diversi ambiti, di fronte a sfide innovative perché è cambiato l’orizzonte di riferimento vista la profonda evoluzione che sta vivendo l'artigianato del Nordest e le difficoltà che le imprese stanno affrontando dopo un decennio di sviluppo continuo.

Il modello di PMI, che ha goduto negli anni passati di una fase iniziale di vantaggio di cui il successo del Nordest è testimone, è attraversato negli ultimi anni da un profondo processo di riorganizzazione: mentre le medie imprese stanno lentamente emergendo grazie a strategie legate all’incremento della qualità dei prodotti, all’innovazione, ai servizi alla clientela e ad accordi di cooperazione che favoriscono le politiche produttive e commerciali, le piccole imprese vengono sempre più penalizzate dalle dimensioni ridotte e soprattutto dalla spietata concorrenza dei prodotti esteri.

E, in un’economia aperta come è la nostra, dove la forza di un sistema produttivo si valuta anche in base alla capacità dell’impresa di avviare relazioni con partner stranieri, di attrarre investimenti dall’estero e di affermare nei mercati esteri la preferenza per i propri prodotti, sembra quanto mai di vitale importanza intervenire tempestivamente per arginare questa perdita di competitività.

Anche le politiche a favore dell’artigianato devono dunque aggiornare i loro obiettivi, legandoli più direttamente al rafforzamento delle capacità competitive delle imprese artigiane.

Le associazioni degli imprenditori artigiani sono chiamate ad un ruolo critico, che si definisce al punto di convergenza di almeno tre elementi:

  • una articolazione più frastagliata di un tempo degli interessi da rappresentare,
  • un sistema dei servizi rivolti all’impresa artigiana da riconsiderare entro il nuovo contesto,
  • le risorse su cui intervengono come intermediari nella relazione fra sistema delle imprese e politiche pubbliche.

Imprese e Sistema Associativo si trovano oggi sempre più a praticare un terreno che le porta a confrontarsi con la dinamica competitiva che l'artigianato del Nordest vive nei confronti di altre forme di impresa e dell'estero.
Le associazioni sono chiamate a favorire la definizione di politiche di sostegno alla competitività e lo sviluppo di reti comunicative e sistemi relazionali, puntando sui fattori determinanti del vantaggio competitivo della piccola impresa: la stretta integrazione fra dimensione economica e dimensione sociale, e lacentralità delle risorse umane

Gli strumenti di integrazione diventano la risorsa chiave su cui dirigere la politica di sostegno alla competitività perché essi permettono alla singola impresa di specializzarsi e di conseguire le economie di scala necessarie a sostenere i costi della specializzazione.
Quali sono gli integratori da valorizzare? Ne ricordiamo alcuni:

  • le reti logistiche che connettono gli specialisti attraverso i flussi di merci (componenti, materiali, macchine, prodotti ecc.) e persone (ser­vizi);
  • le reti comunicative, che connettono gli specialisti attraverso flussi di informazioni e significati.
  • l’integrazione dell’intelligenza, attraverso il grande investimento che deve essere fatto nella ricerca, nell'istruzione e nella formazione.
  • il sistema della qualità, che costituisce non tanto un modo di miglio­rare i prodotti e i processi ma un metodo per codificare in base a standard condivisi i significati associati alle prestazioni dei prodotti e dei servizi forniti.
  • il sistema dei servizi e delle infrastrutture locali, a cui le piccole imprese (e in particolare le imprese artigiane) possano rivolgersi per ottenere risposte alle loro esigenze di competenze specialistiche e di capacità relazionale.

Il ruolo del Sistema Associativo diventa in questo campo cruciale: le im­prese non possono fare a meno delle strutture associative per agire sulla frontiera della competitività. Ma queste non servono più come "cinghia di trasmissione" verso gli aiuti dello Stato, bensì come luoghi di rappresen­tanza e identificazione che mettano in rapporto i bisogni e le risorse dell'impresa individuale con quelle dell'insieme delle imprese.

L'essere parte (qualificata, specifica) di un sistema allargato costitui­sce la qualità che rende possibile alla piccola impresa, e all'impresa artigiana in particolare, di partecipare a pieno titolo alla modernità industriale, perché di questa modernità riesce ad intercettare il fattore chiave: le economie di scala nella replicazione della conoscenza.

Investire in conoscenza è oggi un imperativo, anche per le imprese artigiane: la tecnologia non è infatti più incorporata nelle macchine, ma diventa linguaggio, forma di alfabetizzazione, modo di rappresentare e di comunicare.

Dunque: anche l'artigiano deve investire in conoscenza. In forme specifiche, adatte alla sua cultura e alla dimensione della sua azienda. In forme, ad esempio, che possano appoggiarsi sul sapere, sulle relazioni e sull'esperienza di servizi esterni, magari locali, con cui l'impresa può entrare in rete.

In questo sistema allargato le Organizzazioni di rappresentanza devono puntare a diventare facilitatori della replicazione e circolazione della conoscenza, sviluppando competenze nella gestione di sistemi collaborativi e nello sviluppo di modalità innovative di gestione dei saperi.

Questa nuova condizione pone lo stesso sistema associativo nella necessità di risolvere alcuni propri problemi. Fra questi sono da annoverarsi soprattutto: l'utilizzo efficiente delle risorse; l'efficacia nel perseguire gli obiettivi strategici; il superamento delle incertezze a livello di funzionamento organizzativo; la ricerca del migliore rapporto qualità/prezzo dei servizi offerti agli associati.

Tali problemi/obiettivi si innestano in una struttura organizzativa tipica - anche se non esclusiva - delle associazioni imprenditoriali che si caratterizza per una duplice tipologia di direzione:

  • Direzione di rappresentanza, caratterizzata da meccanismi elettivi attraverso i quali la base imprenditoriale riconosce i propri dirigenti.
  • Direzione di servizio, caratterizzata dalle capacità di operatori/dirigenti - acquisiti nel mercato esterno - di soddisfare le esigenze degli associati.

La natura associativa dell'organizzazione ha determinato l'immissione in "ruolo dirigente" di soggetti non sempre attrezzati tecnicamente allo svolgimento di tale ruolo in quanto scelti attraverso un processo elettivo. Una volta in ruolo tali soggetti si ritrovano a dover operare sia come leader politici, sia come manager. Si ritrovano quindi a dover far funzionare l'Associazione di rappresentanza con criteri di efficienza/efficacia e, attraverso un apposito apparato esecutivo, una struttura di servizio che, a sua volta, presenta esigenze di adeguatezza alle aspettative degli associati.

Anche il management spesso è entrato in ruolo dopo un itinerario formativo che può garantire solo parzialmente un dominio professionale dei problemi da gestire soprattutto nelle aree organizzativa e gestione delle risorse umane.

La necessità di definire regole che siano in grado di garantire "valore aggiunto", che agevolino l'interscambio fra le direzioni elettive e cooptative e fra organizzazioni centrali e territoriali, regole che consentano di superare le resistenze e le vischiosità che limitano fortemente le potenzialità degli uomini, costituisce uno degli obiettivi fondamentali con cui la Confartigianato del Veneto si troverà a misurarsi nel futuro prossimo.

E' proprio questa consapevolezza, l'esigenza di nuove regole capaci di guidare l'ulteriore sviluppo della nostra Associazione, è stato il punto di partenza che ha portato Confartigianato del Veneto Formazione alla ideazione e alla realizzazione di queste proposte di formazione interna per quadri e dirigenti della struttura associativa.