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IVL
  I.V.L.
  Istituto Veneto
  per il Lavoro

Attività e Mestieri

Oggi stiamo vedendo segnali evidenti di una trasformazione cromosomica delle società industriali. Da un lato, le conseguenze sul piano del nostro sistema culturale di riferimento saranno profonde, perché il cambiamento agirà in profondità. Dall'altro, i mutamenti che interessano il sistema della produzione sono già ben visibili e il loro impatto si può riassumere constatando come il centro nevralgico dei processi produttivi non sia più come nel passato la trasfor­mazione di energia tramite l'impiego di tecnologie meccaniche; ma sia la trasfor­mazione di informazioni connessa all'irrompere della information and communication technology.

Il famoso libro bianco Insegnare e apprendere. Verso la società conoscitiva, descrive così la trasformazione in atto: "La produzione di massa perde posizione a vantaggio di una produzione più differenziata. L'onda lunga dello sviluppo del la­voro dipendente permanente, ossia a tempo pieno e a tempo indetermi­nato sembra subire un'inversione. Cambiano i rapporti di produzione e le condizioni di lavoro. Ormai le tecnologie dell'informazione contribuiscono alla scomparsa dei lavori di routine e ripetitivi e che possono essere codificati e programmati dalle macchine automatiche. II lavoro sarà sempre più ricco di compiti che richiedono spirito d'iniziativa e di adattamento.".

I sistemi di piccolissima impresa e le produzioni artigianali hanno goduto negli anni passati una fase iniziale di vantaggio. Il successo del Nordest ne è testimone. Le imprese di piccolissima dimensione hanno utilizzato la loro minor (non scarsa) strutturazione per un più pronto riadeguamento alle mutate condizioni della domanda. Le loro caratteristiche "ordinarie" sono state sufficienti per rispondere alla sfida posta dai mercati nel periodo scorso.

L'artigianato ha dimostrato di essere una costola imprescindibile del modello socioeconomico veneto e del Nordest, una realtà produttiva la cui consistenza e significa­tività all'interno dell'economia veneta è fuori discussione.

Nel caso del Veneto (ma non solo) il contributo che le imprese arti­giane danno si può leggere in alcuni ambiti distintivi:

  1. l’artigianato fornisce imprenditività, ponendosi come incubatore di nuove imprese;
  2. l'artigianato permette sistemi originali di specializzazione produttiva, concorrendo a definire sistemi di relazioni fra imprese artigianali e fra queste e imprese di maggiori dimensioni;
  3. l'artigianato è una miniera di professionalità per varietà e qualità.

Vi sono tuttavia spie di una certa sofferenza che il comparto manifesta nell'adattamento alle nuove condizioni in cui oggi opera.

Da un lato vi sono processi di marginalizzazione che conoscono ampie fasce di lavoro nell'artigianato. Questo processo  cui si fa riferimento deriva dalla constatazione, confermata da più osservatori e studiosi, che si sia venuta estendendo una fascia di arti­giani "marginali" e deboli il cui sforzo imprenditoriale possiamo conside­rare molto esposto ed incerto. Si tratta semplicemente di lavoro “non dipendente”, dove all’acquisita autonomia sul piano decisionale si contrappone una totale dipendenza dal sistema della subfornitura, quanto più esso è a canale unico.

Vanno inoltre considerati i rischi po­tenziali di una possibile divaricazione interna fra un artigianato forte, basato su risorse imprenditive di prima qualità, competitivo e presente sui mercati esteri, da un lato, e un artigia­nato debole, legato mani e piedi alle "leggi" della subfornitura, dall'altra.

Può anche darsi che queste due diverse "anime" dell'artigianato siano sempre esistite, ma ciò che rende indubitabilmente nuo­va questa situazione è l'interazione di questi processi con i nuovi vincoli contestuali, con la necessità di un ricorso intelligente e diffuso alle tecnologie informatiche e della comunicazione, con la necessità forte e generale di attivare risorse di sistema al posto della preziosa, ma insufficiente se isolata, intuizione del singolo artigiano.

Ecco allora che di fronte a questi nuovi scenari è necessario saper articolare coerentemente le politiche da attivare, abbandonando definitivamente la fase delle politiche as­sistenziali e di protezione generalizzate.

Per attivare un circolo virtuoso nelle politiche per l'artigianato serve anche saper cogliere e valorizzare i punti di forza che contraddistinguono l'artigianato, mirando ad allargarne la presenza migliorandone gli effetti.
L'artigianato ha in sé le doti, le qualità (e non di rado in misura abbondante) che servono per competere con successo negli attuali assetti dei mercati e della domanda di beni e servizi.

La tradizionale immagine dell'artigianato (e della piccolissima impre­sa) come "anello debole" del sistema produttivo e dell'economia va de­finitivamente superato. In que­sta nuova prospettiva l'artigianato va concepito come comparto produtti­vo capace di competere, proprio in virtù dei fattori di vantaggio competitivo che abbiamo evidenziato.

Le imprese hanno necessità di competere a tutto campo su un mercato globale sempre più orientato a valorizzare l'innalzamento degli standard di qualità dei prodotto/servizi. Questi standard vengono identificati come soddisfazione delle richieste del cliente e miglioramento continuo della gestione del processo produttivo.

Le caratteristiche di questa competizione determinano una serie di fabbisogni sul versante dell'offerta di lavoro, fra i quali i principali sono:

  1. l 'innalzamento dei livelli di qualificazione, sia nei settori considerati in espansione sia in quelli maturi;
  2. l’elevata capacità di rimpiazzare le conoscenze obsolete nei settori considerati strategici, con particolare riguardo a quelli caratterizzati da un impiego intenso delle tecnologie avanzate;
  3. la crescente richiesta di competenze trasversali, con ciò intendendo la capacità da parte dei lavoratori di gestire consapevolmente gli aspetti organizzativi e gestionali della loro attività, sia nelle grandi come nelle piccole imprese;
  4. le capacità di gestione di livelli sempre maggiori di autonomia da parte del personale in posizione di front office dei servizi, con la finalità di generare aumenti di qualità nelle prestazioni;
  5. l’esperienza professionale pregressa, sia nel settore industriale che nei servizi; il possesso di competenze informatiche di base in quasi tutti i settori.

II sapere operativo è continuamente messo in discussione non so­lamente dall'evoluzione tecnologica, ma anche dalla necessità di ride­finirlo criticamente nei contenuti, in funzione del sempre più elevato numero di variabili che intervengono nei processi lavorativi.